L’italiano, una lingua infida e imprevedibile

La maggioranza di noi italiani parla male la propria lingua. Si concede vezzi e calate dialettali, storpia i termini spesso senza motivo che non sia la pigrizia lessicale che ci fa ripetere gli errori di pronuncia senza tante remore. Sì, molti lo sanno che si dice leccornìe (con l’accento sulla i) non leccòrnie. Ma se ne infischia, continua nell’errore di pronuncia anche per non stupire l’ascoltatore medio non abituato al rigore fonetico e pronto a definire l’altro come snob o (peggio) ignorante.

Quella italiana è una lingua infida (con l’accento sulla seconda i). Una lingua che prevede la dizione piròscafo, ma sceglie come corretta in situazione similare la versione “motoscàfo”. Piròscafo non dovrebbe prevedere per analogia anche motòscafo? Invece no. La nostra lingua sarebbe sana, invece è spesso attaccata dai micròbi (la dizione corretta vuole l’accento sulla o) delle eccezioni, spesso imprevedibili. Per non parlar dei nomi propri, ai quali ognuno ha applicato una personale pronuncia a prescindere dall’autenticità. I più dicono Ìstanbul invece del corretto Istànbul, Sàlgari invece di Salgàri e Nòbel invece di Nobèl, cognome scandinàvo (non scandinavo come diciamo abitualmente).

Per non parlar delle “e”, e delle “o” che diventano gravi o acute a capriccio: diciamo colónna (con l’o acuta come per madonna) invece di colònna (grave), léttera invece di lèttera (con la “e” di lepre), Giórgio, invece di Giòrgio come si dovrebbe. Ma non si fa per non sembrare eccentrici, per non attirare un’attenzione che sembra voluta. E’ così. Forse bisogna parlare bene, ma senza esagerare. Bene, ma non perfettamente. Come a Fiésole. O Fièsole?

L’italiano, una lingua infida e imprevedibileultima modifica: 2008-01-08T10:39:18+01:00da enrico.vaime
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15 pensieri su “L’italiano, una lingua infida e imprevedibile

  1. Non so perché fa tanta meraviglia questa difficoltà… io ho anche visto persone che non sanno che po’ si scrive così essendo l’abbreviazione di poco e si ostinano ad accentarlo! Ho visto anche di peggio… però è bello che ci sia qualcuno che si accorga di quanto sia difficile leggere, scrivere e parlare l’italiano!
    P.S.: Io non so parlare bene… cerco almeno di scrivere correttamente!

  2. questo perché non esiste, o perlomeno non si insegna, né si studia, l’Italiano Standard. Gli insegnanti non sono preparati in materia perché nessuno li ha formati in modo standard. Così ognuno parla un po’ come vuole!! la colpa non è dei parlanti.

  3. Anche nel 2008 Vaime si conferma e spreca il suo talento per cosuccie che interessano poche persone.
    Piuttosto parli e ci sensibilizzi su problemi piu’ importanti.

  4. se il parlar male l’italiano si limitasse all’errore nella mera accentazione delle parole, si potrebbe già ballare la macarena sui vocabolari…
    purtroppo gli errori più frequenti riguardano la sintassi.
    soprattutto in televisione.

  5. la lingua italiana è come un gioco che ti prende poco a poco, ma, se non stai attento, ne puoi combinare di tutti i colori. e a volte capita di non capirsi, proprio perchè non si conosce la lingua, così detta parlata. e allora davvero diventa difficile ogni comunicazione. ma se si cominciasse dalle “astine”, come si faceva una volta, forse avremmo qualche speranza in più di saper e poter “parlare” con chi la lingua la “mastica” davvero. caro Vaime (mi piace più di “caro Enrico”) la tua ironia mi piace tantissimo. colgo l’occasione di porgerti gli auguri di un 2008 migliore dell’anno appena passato .

  6. Interessante considerazione, non sappiamo più parlare l’italiano. Ma la domanda è l’abbiamo mai fatto ? L’italiano lo si parla come l’insegna la televisione. E gli accenti si spostano a seconda del centro culturale egemone. Negli anni ’70 romano, oggi milanese. Per esempio.
    Ma ormai la televisione sta morendo, tra poco non la vedrà più nessuno. Il suo posto lo sta prendendo internet. Penso che sarà proprio questo mezzo a spostare i nuovi accenti nelle parole. Anche se paradossalmente è un mezzo dove si scrive più che parlare. Del resto il questo post sembra proprio anticipare questo nuovo ruolo di internet.

  7. i motivi per cui gli italiani parlano male la lingua italiana sono diversi; livello d’istruzione basso, l’uso del dialetto, che in tante Regioni italiane è ancora la prima lingua parlata, e siamo un paese che legge troppo poco, basta guardare solo le cifre della vendita dei giornali…

  8. Caro dott. Vaime l’ascolto sempre con gran piacere alla radio, la sua dizione è chiara e fluida e non dà adito a fraintendimenti! Concordo con Renato che consiglia di studiare l’italiano cominciando con le astine con maestri che siano davvero preparati ed abbiano piacere ad insegnaterlo. Abbandonerei il metodo globale, che sta sfornando, non si capisce perché, una miriade di ragazzini dislessici! Reiserirei il vecchio ma collaudato metodo fono-sillabico! Ma forse non c’è più tempo da sprecare in classe!! I primi due anni di scuola elementare sono un full immersion di parole il cui significato intrinseco sfugge fino all’età matura.

  9. Oggi compio 61 anni e molti(genitori,fratelli,sorelle,amiche,cognate e parenti vari) hanno voluto, coi tanti mezzi di cui si dispone e che non mi dilungo ad elencare,farmi pervenire i loro auguri ( ringrazio tutti per l’affetto che manifestano). Stamattina un signore, avanti negli anni, mi ha incontrata nel cortile del mio palazzo e mi ha porto una rosa dicendo :”Felicissimo genetliaco!”

  10. Le sue considerazioni in merito all’argomento sono molto interessanti. A questo proposito mi permetto di chiedere a Lei, che è uomo di televisione da tanto tempo, di suggerire la preparazione di alcune brevi ‘pillole’ serali da mandare in onda magari dopo il tg, una per sera, con le ‘istruzioni pratiche per l’uso della lingua italiana’. Come mamma le vedrei benissimo in forma di cartone animato, in modo da renderle fruibili anche al pubblico in giovane età.
    Non so quanta audience potrebbero fare, ma sono certa che farebbero molto bene a tutti noi…

  11. Perchè non si insegna la lingua italiana obbligando la grafia fonetica, almeno per ciò che riguarda gli accenti? Si eviterebbero le tante “rùbriche, àmache, scandìmave” e chi più ne ha, più ne metta!

  12. …forse Francesco non tiene conto che la formazione di una personalità si realizza attivando tutti i fattori di crescita.
    Il rispetto per la propria lingua è anche rispettare le proprie origini ed orgoglio di appartenenza.
    Grazie a Vaime che scherzando insegna!

  13. Il linguaggio è l’espressione del pensiero. Il pensiero è il laboratorio in cui si formano le idee. Usare un linguaggio corretto e preciso significa avere le idee chiare e la soluzione dei problemi, a cominciare da quelli quotidiani, richiede chiarezza di idee. La nostra società pensa, parla e agisce in modo approssimativo e confuso perché in questo modo coltiva la propria lingua standard. Soprattutto rifiuta la lettura. Una corretta dizione è importante, ma lo sono anche la conoscenza del corretto significato dei termini che si usano e del corretto modo di strutturare il pensiero. a proposito, dott. Vaime, come mai Lei scrive È, verbo essere, con l’apostrofo (E’) e non con l’accento?

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