29/02/2008
Sanremo, catastrofe onomatopeica
Flop, Crack, Splash: rumori da fumetti per descrivere l'insuccesso (?) del 58° Festival della Canzone Italiana. I giornali non sanno più come annunciare una catastrofe peraltro annunciata.
Perché dovrebbe piacere una mostra-mercato di canzonette che nessuno canta? Quale interesse può legare al video il consumatore di musica leggera che (il mercato lo dimostra con chiarezza) consumatore di musica non è? Dischi non se ne vendono. Dischi di S. Remo anche meno. Cinque lunghissime serate per pubblicizzare un prodotto che non tira.
La canzone italiana ha un grande passato, ma un mediocre presente. Sul futuro, meglio non indagare. Conoscete qualcuno in grado di cantare una delle canzoni proposte in questi giorni? Gli stessi cantanti non le ricordano. E le ricantano come fossero nuove (è il caso della Bertè, squalificata per un vuoto di memoria: le sembrava nuova una canzone di 20 anni prima).
Polemiche, litigi, parole grosse. Rumore, non musica. Domani finisce. Peccato (forse) non poterlo commentare qui insieme a voi, questo 58° Salone delle Sette Note (proviamo a non dire più "canzoni", che magari la situazione migliora). Lo faremo in altri posti (radio, TV ecc.).
Con oggi finisce la mia partecipazione a questo spazio. Buona fortuna a tutti.
17:12
Scritto da : enrico.vaime
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28/02/2008
Politica, gaffes dal mondo
Una volta si chiamavano "gaffes" certe piccole difficoltà comportamentali che denotavano incertezza o indisponibilità formale. Erano occasioni per trarre conclusioni moralistiche o promuovere aneddottistica.
Al Consigliere regionale della Campania, in un momento in cui si affrontano gli enormi problemi dello smaltimento dei rifiuti e si cerca una rimonta dell'immagina locale, l'assessore alla Cultura si presenta in tenuta sportiva, maglioncino color corallo e camicia aperta. Viene ripreso severamente: e la cravatta?
L'assenza della cravatta è uno "schiaffo alla dignità del Consiglio". La situazione sfugge di mano, se non altro dal punto di vista del senso dell'umorismo. L'assessore si difende: "Ho visto delle dita nel naso, gomme masticate". Eh, che monnezza! Viene quasi da dire. Ma la cosa si ferma lì.
Non succede come in Francia dove una caduta di gusto ha rivelato ancora una volta il calo di popolarità del presidente Sarkozy. Che, al rifiuto di un visitatore del Salone dell'agricoltura di stringergli la mano ("Mi sporchi", dice il cittadino litigioso), il presidente si produce in un "Levati di mezzo, povero co....", molto discusso. Il tentativo di rimedio peggiora la gaffe. Sarkozy dichiara al giornale "Le Parisien": "Non avrei dovuto dirgli quello che gli ho detto...". "Quel 'povero co....'??" "No: quel levati di mezzo".
10:14
Scritto da : enrico.vaime
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27/02/2008
Giovanni Verga, le sue lettere all'asta
Il collezionismo ha sempre aiutato la ricerca storica e l’assemblaggio di documentazioni che finiscono per favorire la cultura. I collezionisti magari non sempre sono intellettuali spinti al reperimento di testimonianze storiche o artistiche. C’è chi colleziona tappi, figurine, etichette, scatole di fiammiferi, oggettistica la più varia. Penso che comunque tutti i reperti servono per conoscere il passato. La storia la si ricostruisce anche attraverso dettagli.
Quando il collezionismo si rivolge a simboli o oggetti legati alla cultura, la sua esistenza viene benedetta dagli studiosi. Fra poco, il 28 aprile, la Casa d’Aste Christie’s di Parigi batterà una collezione di lettere (197) del grande scrittore Giovanni Verga ai familiari. La Biblioteca dell’Università di Catania e quella Nazionale di Roma si preparano all’acquisto: sono documenti preziosi per ricostruire l’itinerario di Verga nella stesura di alcune sue opere (“In portineria” e “Cavalleria rusticana”) e le innumerevoli difficoltà di gestione delle stesse, maltrattate (sembra) da editori e musicisti (Mascani che musicò “Cavalleria” non si preoccupò di tutelare i diritti del librettista originale).
Chi ha avuto modo di leggere qualche brano del carteggio sostiene che questo potrebbe completare lo studio di alcune opere del Verga e chiarire alcuni dubbi sulle difficoltà materiali di un grande che, nonostante la notorietà e il peso della sua arte, stentò, fra l’indifferenza generale, a cavarsela economicamente. Ebbe problemi finanziari, debiti, difficoltà nel pagare l’affitto di casa. Già celebre e conosciuto (aveva già pubblicato “I Malavoglia” e “Mastro don Gesualdo”, best-seller a livelli mocceschi se rapportati all’epoca) calcolava il centesimo e sceglieva per vivere i posti più economici. Oggi si prende la residenza a Montecarlo. O alle Cayman. Verga, in una lettera chiede se il bagno in comune di un alloggio milanese si trova al piano. E se no, quante rampe di scale bisogna percorrere per raggiungerlo.
13:18
Scritto da : enrico.vaime
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